Non escono parole…

martedi 11 maggio 2010

Non escono parole…

tempesta di morte

kate

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~ di kate su 11 maggio 2010.

26 Risposte to “Non escono parole…”

  1. …ma l’immagine dice tutto di come tu ti possa sentire.

    Ti abbraccio cara Kate.

  2. A volte le parole neanche servono , mi rifaccio a Neruda , “la parola è un’ala del silenzio”.

  3. senza parole

  4. Oh Cielo! Quel vascello sta affondando!
    Suvvia non si può star lì immobili a guardare. Ci sarà pur qualcosa da fare per dare una mano!
    Aiutami mettiamo in acqua le scialuppe … in perfetto silenzio …

  5. Nonostante il titolo di quest’opera sia decisamente lugubre “tempesta di morte” e si rifaccia probabilmente alla sorte di quel veliero finito sugli scogli, l’immagine nel suo insieme consente una visione sicuramente diversa e meno cruenta, a dimostrazione che ognuno può interpretare la realtà come meglio gli conviene e gli riesce, relegando il relitto finito sugli scogli ad un evento successo in un tempo differito al passato, monumento ad eventi accaduti, sicuramente da lasciarsi dietro le spalle, l’immagine della donna è comunque quasi serena, o forse anche solo rassegnata, ma sicuramente suggestionata dalla visione di quei relitto che gli propone eventi e sensazioni dolorose, ma come abbiamo detto prima eventi differiti nel tempo scaduto, quindi è una donna sicuramente sola con i suoi pensieri che si rifanno ed assorbono le sensazioni regalate dalla visione di quel relitto, ma l’arcano è che si tratta di un fermo immagine, nulla lega realmente quella donna al relitto, a quel posto, nulla che possa ancora realmente condizionargli il vivere, il domani, se non la visione ed il susseguente ricordo, nulla vieta a quella dona di uscire da quell’immagine per andare verso nuovi orizzonti a crearsi nuove motivazioni di essere e un nuovo senso di esistere, lentamente prendendosi e regalandosi il dono del giusto tempo, il tempo così come il vento, plasma le forme anche quelle all’apparenza più dure, e le immagini che ognuno può creare e crearsi sono infinite, basta solo un piccolissimo gesto di volontà, quello di volere uscire da quell’immagine che la tiene prigioniera a guardare quel relitto che ormai alla deriva ha perso completamente il suo senso, il mondo è infinito così come le immagini che ognuno di noi può arrivare a ricrearsi.

    Ciaooo neh!

    • Non trovavo le parole ma sentivo le sensazioni, tu hai fatto quello che non potevo io, descrivere le sensazioni con le parole che avevo dentro ma che non uscivano…meravigliosa descrizione…
      grazie per avermi regalato una cosa così bella…

  6. Carissima Kate,
    le parole ci sono per essere tirate fuori. Apri la finestra sul mondo, apri la finestra sulla tua luce, chiudi gli occhi e fai entrare aria fresca. I pensieri si tingeranno di primavera e petali di rosa scenderanno su di te. Aprirai gli occhi e il cielo sarà tinto di rosa. Una punta di rosso sul tuo cuore. Limpida la tua anima e le parole sgorgheranno come acqua da un ruscello. Le parole sono il frutto della nostra anima. Le nostre emozioni, sensazioni, paure che prendono voce e forma.
    Luce sia con te sempre

    • Quelle che descrivi sono sensazioni di una primavera che non arriva…e aprire le finestre sul mondo non è così facile…però sarebbe bellissimo riuscirci!
      🙂

  7. Alle volte le parole non servono, come alle volte non serve pensare.

    Un bacio!

    • Alle volte non servirebbe pensare…consiglio ottimo ma poco facile da mettere in pratica….
      tu ci riesci a non pensare??????

      Vorrei proprio vedere….mah!

      • Pensare serve, ma non quando si è talmente giù, avviliti e scorati da trasformare il pensiero in un martellamento ossessivo, in un giro angoscioso sempre sugli stessi argomenti; allora è bene distrarsi, a qualsiasi costo, e ogni volta che il pensiero si ripresenta scacciarlo via.

        Io consiglio in questo caso di uscire quando è possibile all’aperto (l’aria fresca e il verde fanno sempre bene), ma se non c’è questa possibilità mettere musica e magare pure cantare a squarciagola, telefonare a un’amica e parlare di tutt’altro, insomma, non entrare, o se si è entrati uscire, dal circolo vizioso del rimuginamento.

        Io faccio sempre l’esempio dei paraocchi al cavallo, servono per andare avanti laddove guardare a lato (nel nostro caso anche indietro) risulterebbe paralizzante.

        Io sono sempre favorevole al pensare, ma anche questa, come ogni regola, ha le sue eccezioni.

      • Esattamente…per come la metti tu non ci sono scuse ne scorciatoie per pensare…quando è troppo è troppo eh!!!!!

        Lo so che sono io che sto sbagliando a fossilizzarmi o almeno come dici….pensare serve ma quando si è tanto avviliti e scorati meglio smettere…saggia!!!!!

        Ci sto provando giuro che lo sto facendo…anche se la mia mente va da sola….
        però grazie dell’impegno che ci stai mettendo… 🙂

  8. No, non ci riesco, ma alle volte mi sforzo di farlo e per quell’attimo, è un beneficio enormo.

    ‘notte!

  9. Ogni tanto arrenditi alla vita, ma ogni tanto lascia alla vita il compito di viverti, lascia che il tempo si frapponga tra te e la vita in un gioco a rimpiantino, ogni tanto stai sotto tu, ogni tanto sta sotto lei, in questo eterno gioco…

    Ciaooo neh!

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