Volare senza ali…

sabato 12 dicembre 2009

Simona Atzori

Lei è capace di volare anche se non ha le ali… sembra che voli e non ha neppure le braccia… ma è davvero un’emozione straordinaria poterla ammirare durante un suo balletto.

Il fotografo Paolo Ranzani le ha dedicato una serie di foto bellissime e nel blog Belle foto potete trovare anche una sua poesia dedicata a Simona Atzori, la ballerina – pittrice senza braccia. Questa artista nata a Milano nel 1974 si è avvicinata alla pittura all’età di quattro anni come autodidatta e all’età di sei inizia a seguire corsi di danza classica.

Corpi

Intervista a Simona Atzori

di Giuseppe Barretta

http://www.osservatoriosullacomunicazione.com/modi/atzori.php

novembre 2004

Simona Atzori dipinge e danza in un modo assolutamente speciale; non perché sia speciale la sua arte, ma perché come lei stessa afferma è speciale il modo in cui essa prende vita. Simona, infatti, è nata senza braccia, eppure chi assiste ai suoi spettacoli fa fatica a ricordarsene; l’attenzione è sempre rapita dalla bellezza e dalla poesia dei suoi movimenti che in molti definiscono un “volo senza ali”. Questa giovane danzatrice italiana, nata nel 1974, sta affermando in tutto il mondo un approccio all’arte personale e coinvolgente che si caratterizza per il superamento di ogni possibile ostacolo fisico o mentale alla libera espressione. Lei stessa ci spiega il modo in cui ha iniziato a far conoscere il proprio talento e la sua idea di arte.

Barretta: Simona, qual è il suo concetto di Comunicazione?

Atzori: La comunicazione è ciò che ti permette di rappresentarti, di entrare in relazione con altre persone e di agire sul mondo. Comunicare per me significa mettere in comune, condividere con gli altri qualcosa di tuo e io sento di comunicare attraverso l’espressione artistica della danza e della pittura. La comunicazione diventa così un atto di espressione propria ma non fine a se stessa, ma con il preciso intento di condividerla con l’esterno, perché non rimanga una proprietà dell’individuo singolo, ma di chi desidera farne parte.

Barretta: “Osservatorio sulla comunicazione” dà ampio spazio al concetto di “accessibilità”, intesa non solo in senso fisico o architettonico ma come possibilità di accesso a spazi mentali, emotivi e comunicativi. Dal suo punto di vista quanta strada bisogna ancora fare per giungere all’affermazione dei diritti di tutti di esprimere se stessi? E quali strade suggerisce di seguire per arrivarci?

Atzori: Credo fortemente nel diritto per tutti di esprimere se stessi nel modo più “accessibile” possibile. Non è semplice però, io credo per nessuno, sia da un punto di vista degli spazi mentali ed emotivi che quelli fisici ed architettonici. La strada da percorrere è lunga, perché è un cammino sempre in evoluzione e in continuo cambiamento, la cosa importante è tenere sempre in mente l’obiettivo finale e non smettere mai di battersi per i propri diritti e per ottenere lo spazio che ci permette di esprimerci e di vivere come desideriamo. Sensibilizzare la gente sui problemi e sulle soluzioni possibili è secondo me la strada da percorrere, mostrare loro ciò che fa la differenza in un mondo in cui tutti hanno la possibilità di esprimersi e di muoversi in libertà.

Barretta: Come è avvenuto il suo approccio all’arte? Ritiene che l’arte in sé sia una forma di comunicazione con gli altri o con se stessi, con il proprio mondo interiore?

Atzori: Sentivo fin da piccola la voglia di esprimermi attraverso l’arte, e così lo stimolo al disegno è nato con spontaneità, come un gioco fino a diventare sempre più importante e parte della mia vita. Per la danza è stato lo stesso, queste mie due passioni sono nate e cresciute insieme a me con forza e determinazione. Io ritengo che l’arte sia una delle forme di comunicazione più vere e spontanee, che va in più direzioni, parte da dentro per uscire ed arrivare agli altri. è prima un dialogo con la propria anima e con le proprie sensazioni per poi arrivare al cuore e all’anima dello “spettatore” che desidera ascoltare.

Barretta: E’ stato difficile affermare il suo talento speciale?

Atzori: E’ stato difficile e semplice allo stesso tempo. Posso dire che il mio segreto è stato quello di crederci sempre fino in fondo e di non smettere mai di sognare fino a quando anche gli altri hanno iniziato a sognare con me e la realtà ha preso il posto dei miei sogni.

Barretta: Ha affermato di “aver avuto in dono la possibilità di esprimersi in modo speciale”, ma il suo essere speciale è rivolto a se stessa o a coloro che si avvicinano alla sua arte?

Atzori: Chi si avvicina alla mia arte vede un modo “speciale” di esprimersi, e dopo il primo impatto vede solo Arte e la parola “speciale” aiuta solo a caratterizzare il “modo” in cui faccio arte, ma non l’arte in sé. Ci tengo molto che sia così, la mia arte non è speciale, come non sono speciale io, è solo il mio modo di fare arte che lo rende speciale e particolare.

Barretta: Lei si esprime attraverso la danza e la pittura; qual è la differenza da un punto di vista emotivo? Intendo dire, qual è il meccanismo che la spinge a dipingere piuttosto che a danzare?

Atzori: E’ difficile dirlo, non so catalogare le emozioni, non ci sono sensazioni che esprimo meglio con la danza, e altre che invece appartengono alla pittura. Forse la danza ha la capacità di permettermi di vivere forti emozioni nel preciso istante in cui danzo, tutto scoppia sul palcoscenico ed in quei minuti riversi un fiume di emozioni e sensazioni al pubblico che ti sta guardando. è un po’ come cogliere l’attimo fuggente e nel farlo usi tutto il tuo corpo e la tua mente. Mentre nella pittura usi la tua mente e le tue abilità fisiche in un modo diverso, dilatate nel tempo, nel momento in cui crei e dopo quando il tuo quadro ti guarda da lontano appeso ad una parete. Sono sensazioni e meccanismi diversi, ma entrambi molto forti e coinvolgenti.

Barretta: Molte persone diversamente abili vivono la propria condizione con forte disagio. C’è in generale una vera e propria fobia rispetto al concetto di diversità, sembra che gli individui abbiano paura di essere diversi o “unici”; come interpreta questa paura?

Atzori: Sì, c’è una fobia alla diversità molto strana, come se in fondo fossimo tutti uguali, come se essere “unici” significhi avere qualcosa che non va o avere qualcosa che ci caratterizza in modo negativo. Tutti noi siamo diversi, unici e speciali e sarebbe importante insegnare questo tipo di pensiero ai bambini che stanno crescendo invece con un’immagine di bellezza sia fisica che interiore distorta dalla realtà e da ciò che invece gli aiuterebbe a sviluppare le proprie differenze in positivo. Così da creare una società aperta alla diversità, dove anche chi vive una situazione di “diversa abilità” possa non sentirsi emarginato, ma valorizzato per le proprie caratteristiche.

Barretta: Qual è il momento della sua carriera che ricorda con maggior emozione?

Atzori: Ce ne sono tanti e ognuno è importante è speciale, dalla prima volta che sono salita su un palcoscenico importante ad Hannover, a quando sono stata nominata ambasciatrice della danza nel grande giubileo 2000 a Roma e ho danzato all’interno di una chiesa consacrata, a tutte le volte che danzo. Ma l’incontro con il Santo Padre è stato sicuramente il momento più emozionante e forte e poi donargli un quadro mio che lo ritrae, è stato qualcosa di indescrivibile.

Barretta: Nella sua vita artistica ha raggiunto traguardi davvero notevoli. Le manca ancora qualcosa per sentirsi appagata come pittrice o come ballerina?

Atzori: Io mi sento molto appagata e felice di tutti i traguardi raggiunti, ma sento che il mio cammino di crescita è appena iniziato. In generale desidero continuare a fare le cose che amo con grande passione e forza senza che l’entusiasmo e la determinazione mi abbandonino mai.

Barretta: Un’ultima domanda: lei ha viaggiato molto e ha vissuto all’estero; da un punto di vista sociale trova che ci sia una differenza tra il nostro Paese e quelli in cui ha vissuto nell’approccio all’arte? E rispetto al suo modo di esprimersi nella danza, ha trovato delle differenze nelle reazioni emotive dei suoi spettatori?

Atzori: Mi sono sempre trovata molto bene in tutti i paesi in cui ho viaggiato e soprattutto in Canada dove ho studiato all’università e mi sono trovata particolarmente bene, soprattutto da un punto di vita sociale. Ho trovato una socialità molto alta che mi ha dato la possibilità di fare molte più cose e di rendermi conto di quanto sia più semplice vivere in un paese dove “l’accessibilità” è un traguardo quasi completamente raggiunto. Portando all’estero la mia arte, sia la pittura che la danza, ho avuto sempre molte soddisfazioni e una risposta emotiva molto forte, senza sostanziali differenze forse solo una più ampia apertura mentale nei confronti di quel qualcosa di “speciale” che mi caratterizza.

Niente è impossibile…

kate

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~ di kate su 12 dicembre 2009.

24 Risposte to “Volare senza ali…”

  1. ‘giorno Kate, ho letto velocemente il tuo articolo… verrò più tardi a commentarlo… 😉

  2. C’è da riflettere su tante nostre normalità e su quello che chiamiamo differenze.
    La forza della vita che esce dalle sue parole può solo risvegliare chi si è assopito sui propri graffi e non riconosce più quel dono della vita che trascina senza entusiasmo. E non sono sorpreso che la musica e la danza possano far volare in alto anche chi ali non ha!
    Ciao

  3. non conoscevo questa storia, è stato bello leggere le sue parole davvero alcuni hanno il dono di volare senza ali.
    Peccato non avere questo dono

    • Ci sono moltissime persone veramente speciali a questo mondo, solo che spesso chiudiamo gli occhi per non vederle!
      Buongiorno kate

  4. queste persone ti fanno rendere conto che noi nella testa abbiamo molti limiti ma che se uno vuole non ci sono barriere,
    avevo visto tempo fa questa ragazza e trovo che sia straordinaria

  5. Più che altro, ci sono persone che vorrebbero essere normali e soffrono perché non possono esserlo, ma la loro diversità più che oggettiva, è una diversità che dipende da noi, che spesso stentiamo a riconoscerli uguali a noi.

    Ho una nipotina Down, oggi ha 26 anni, ma ne dimostra molti meno. A lei piace cantare, e tra l’altro è anche un po’ stonata. Al matrimonio del fratello, ad un certo punto è andata dal pianista dell’orchestra e ha chiesto di cantare una canzone. Ha preso il microfono e, incurante delle varie stonature, si è messa a cantare felice come non mai. Ecco, lei non vive la sua diversità, ma solo perché il nostro affetto nei suoi confronti è grande, ma quando la vedo, mi vengono in mente sempre le parole del protagonista di un film che ho visto alcuni anni fa, “Ti voglio bene Eugenio”, con Giancarlo Giannini, la storia di un ragazzo Down, di una donna, sua amica, di intrecci persino banali ma che alla fine lo rendono protagonista assoluto.
    Ad un certo punto lui più o meno diceva così: “ma poi, è un bene essere normali? In fondo, anche “da diversi” si soffre e ci si dispera ma, basta un non nulla, magari l’idea di un bel gelato e tutto torna come prima.

    Non conoscevo la storia di Simona.

    Buona serata!

  6. Incontrare e scontrarsi con queste realtà, ci mette in condizione di poterci fermare a pensare quanto siano importanti le cose che noi trascuriamo e quanto non lo siano le cose a cui noi dedichiamo la maggior parte delle nostre attenzioni e del nostro tempo, noi ci siamo riempiti il vivere di cose abbastanza insignificanti per placare il bisogno di non pensare, di stordirci, di non assumere le responsabilità che il vivere quotidiano richiederebbe, allora ci siamo creati mille paraventi dietro quali nasconderci, per non vedere, per non sentire, per non trovarci a dover anche solo pensare a quali sono le cose reali che meritano veramente le nostre attenzioni ed i nostri impegni, scaricando la nostra coscienza con gesti repentini, ben limitati nel tempo in modo che non ci ricordino troppo cosa è veramente il vivere, tanto da permetterci un rapido ritorno al nostro frenetico mondo che stordisce e intorpidisce le coscienze e le anime.

    Quanta tenerezza ed anche una dose di invidia per tutta quella forza a noi negata, a noi che siamo totalmente schiavi del nostro leggero vivere.

    Ciaooo neh!

    • Chissa perchè ogni volta che metti un tuo commento o visito il tuo blog mi viene un nodo alla gola!
      Leggendoti vedo cose che conosco, ma che con le parole mi colpiscono proprio in fondo all’anima.
      Buona giornata kate

  7. Niente è impossibile, è vero.
    Questa ragazza merita ammirazione, ed è bellissima da fuori, e per quello che ha dentro.

  8. Buongiorno Kate,
    ho visto la tua richiesta da Solindue e ti ho esaudito subito…sei fra i suoi rollamici. Vedi di perdonarla per non averlo fatto lei stessa, ma spesso è fuori come una campana quella ragazza!
    Se hai altre richieste vieni pure a trovarmi.
    Ci vediamo il 25.

  9. Incredibile davvero … ti ringrazio per avermi dato la possibiltà di conoscere questa coraggiosissima ed elegantissima artista !!!
    PS:Mitica Kate , dopo la citazione del miticissimo Paolo Ranzani sei di diritto un pò più torinese … eh eh eh … quell’uomo è un genio !

  10. buongiorno kate,
    come va?

  11. Un saluto notturno da un grande estimatore della notte e dei suoi silenzi…ciaooo neh!

  12. Un Buongiorno ghiacciato (ma solo esternamente)!
    baci baci

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