Natale…una festa a scopo di lucro!…

sabato 21 novembre 2009

 

L’ostilità al Natale e a quello che esso significa con l’incanto del presepio, nascono da un impoverimento spirituale che non riguarda soltanto coloro che vivono in un clima di tradizione cristiana.

Probabilmente la maggioranza di quei nostri contemporanei nutre nei confronti della festa (e in genere nel confronti di tutte le tradizioni festive) un’indifferenza provocata da una perdita di significato.

Crede, cioè, di trovarsi di fronte a qualcosa di falso, di infantile e regressivo, ad una commedia menzognera, e con questo rivelerà il primo male di cui lei, la maggioranza delle persone, non il Natale, soffre.

Il male costituito dalla perdita di quella che in antico era la virtù della magnificenza.
Ma questa perdita dello spirito di magnificenza non è che il primo dei mali che si possono diagnosticare a partire dalla presente ostilità davanti al Natale.

A questo male se ne accompagna un altro e ben più grave, l’atteggiamento di sufficienza con cui quella stessa maggioranza che si suppone adulta, guarda al presepe.

Per essa il presepe è un mucchio di cartapesta, tante lampadine, qualche angelo di cartone. Paccottiglia devozionale.

E qui appare, appunto, l’altra lacuna: l’inaridimento dello spirito di meraviglia. Inaridimento dello stupore e della riverenza di fronte al sempre rinnovato mistero dell’esistenza. Spirito di meraviglia che è segno di giovinezza spirituale e di cui il presepe è ad un tempo la spia indicativa e il primo motore (almeno nel tempo ormai lontano della nostra infanzia).

La spontaneità, infatti, la gioia di chi non cessa, adulto, di stupirsi di fronte allo spettacolo inesauribile delle cose abituali (il fatto di vivere e di morire, la bellezza del mondo – O. Wilde diceva che apprezzeremmo di più i tramonti se li pagassimo -, gli esseri che amiamo, le opere da compiere e così via), quella spontaneità, dicevo, vive in segreta intesa e consonanza con la reverenza e la gioia che abbiamo cominciato a provare da bambini scorgendo, la mattina presto, dalla fessura della porta la luce della grotta del presepe con i regali intorno.

Lì, in quel momento del nostro passato, se abbiamo avuto gli occhi per vedere, abbiamo cominciato ad accumulare un tesoro di esperienza, l’esperienza della meraviglia, che nell’ora del non-senso e del dolore, nell’ora della piatta insignificanza che presto o tardi si sarà fatalmente accompagnata al nostri transiti ulteriori, ci è stata sommamente utile.

E quella maggioranza che vede nel Natale una sciocchezza e nel presepe una commedia infantile, non si rende conto di quale enorme difesa di fronte alla stanchezza della vita, alle abitudini, ai tedi, alle fatiche, essa privi il bambino, e col bambino l’uomo, quando reprima e lanci l’interdetto a quello spirito di stupore.

L’uomo moderno, è incapace di capire che il nostro guaio non sta nel fatto che il mondo cessa di dare ma nel fatto che abbiamo perso la capacità di apprezzare.

Il più grande poeta di questo secolo, l’angloamericano T.S. Eliot in questa sua poesia su “La coltura degli alberi di Natale” dice:

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale
E alcuni il possiamo trascurare:
Il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale,
Il rumoroso (essendo il bar aperto fino a mezzanotte),
E l’infantile – che non è quello del bimbo
Che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
Spieganti l’ale alla cima dell’albero
Non solo una decorazione, ma anche un angelo.
Il fanciullo stupisce di fronte all’albero di Natale
Lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
Di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto.
Così che il rapimento splendido, e lo stupore
Del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto
Dei primi doni ricevuti (ognuno
Con un profumo inconfondibile e eccitante).
E l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
Atteso e che stupisce al suo apparire.
E reverenza e gioia non debbano
Essere mai dimenticate nella più tarda esperienza
Nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio.
Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento
Nella pietà del convertito
Che si potrebbe tingere di vanagloria
Spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli
(E qui ricordo con gratitudine anche
Santa Lucia, con la sua canzoncina e la sua corona di fuoco)
Così che prima della fine, l’”ottantesimo” l’ultimo, qualunque esso sia
Le accumulate memorie dell’emozione annuale
Possano concentrarsi in una grande gioia
Simile sempre a un grande timore, come nell’occasione
In cui il timore giunse ad ogni anima
Perché l’inizio ci ricorderà la fine
E la prima venuta la secondo venuta …

Si deve scoprire coi bambini ogni anno davanti all’albero di Natale e al presepe che la vita non è solo un imbuto grigio, una decorazione inutile, un suono di latta, ma anche il luogo di eventi attesi e meravigliosi che rapiscono per il loro apparire – solo se abbiamo gli occhi per vederli – come il bimbo che non vede solo una candela ma una stella, che non vede solo una decorazione ma un angelo.

Capire, insieme ai bambini che la vera menzogna è dire che il mondo è una lastra opaca, al di sotto della quale non vi può essere che frustrazione e disgusto.

 

kate


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~ di kate su 21 novembre 2009.

8 Risposte to “Natale…una festa a scopo di lucro!…”

  1. Mia carissima Kate,

    appena tornata dal fine settimana e grazie all’energia degli alberi ricaricata nel fisico e nello spiirito.

    Ieri, in centro, con la mia best friend. Le raccontavo di aver fatto l’albero bianco con le decorazioni viola, in tinta con la sala. Sul suo volto un’espressione di disgusto: a me non piace il Natale. E allora le ho chiesto: e ad A.? a lui si ma gli ho concesso solo un piccolo presepe comprato a Napoli. Ma A. è credente e praticante? Praticante non penso. Credente credo di si, ma non ne abbiamo mai parlato. Sono rimasta perplessa. Io adoro il Natale. La nascita di Gesu. La rinascita di tutti noi. Non transigerei ad accontentarmi di un piccolo presepe. Ma il Natale non è solo l’albero decorato. Non è solo il pranzo di Natale con i parenti o la messa di mezzanotte. Natale è arrivarci preparati, rinati nello spirito e nell’animo. Gesù nasce per noi e noi con lui.

    Vorrei addormentarmi all’inizio del Natale e risvegliarmi all’epifania, ho sentito dire più volte. Il Natale è magico, ma non solo per le città addobbate a festa. E’ magico per il suo significato. E’ magico per la fede che si purifica e rafforza.

    Il tuo pezzo è un’ottima base di riflessione.

    Ti abbraccio amica mia

  2. notte splendida amica…

    ho appena scritto un pezzo vibrante x il mio cuore

    notte

  3. Buonasera Kate.
    Anche a me il Natale piace. Sarà che riesco a radunare la mia famigliuola e con i figli tutto diventa molto “caldo” e gioioso. Non amo il caos nei negozi, ma faccio i regali solo ai miei figli scegliendoli con il giusto tempo di anticipo. Nessun regalo per parenti e amici. Faccio regali tutto l’anno quando mi va, loro lo sanno e nessuno ne fa un problema.
    Ti abbraccio.

  4. Il natale è magico… quando smetteremo di festeggiarlo sarà il giorno in cui l’umanità avrà rinunciato alle sue radici.

    Felice giornata.

    • Credo che già da un bel pò il mondo abbia rinunciato alle sue radici, almeno gran parte di esso!
      Buona giornata anche a te

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