Save the children…

giovedi 12 novembre 2009

BAMBINI AL LAVORO – SAVE THE CHILDREN

Un fenomeno mondiale

* Nel mondo ci sono almeno 250 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano. Quasi la metà è occupata a tempo pieno. A questi vanno aggiunti i bambini soggetti a sfruttamento sessuale.
* Dalle statistiche dell’Unicef risulta che il 61% del lavoro minorile è concentrato in Asia, il 32% in Africa, il 7% in America latina.
* Nel Sud-est asiatico, dove l’industrializzazione è stata velocissima negli ultimi 30 anni, i bambini vengono impiegati ovunque, non solo nelle zone più povere.
* Inoltre, poiché le multinazionali occidentali sempre più spesso trasferiscono le loro filiali nel Terzo mondo, dove con un costo della manodopera molto basso si possono produrre manufatti a basso contenuto tecnologico, i bambini qui trovano facilmente occupazione nei settori dell’export.

Dati e statistiche

* Statistiche attendibili per difetto. Nepal: il 60% dei bambini lavora; Pakistan: il 20% della popolazione che lavora sono bambini (4-14 anni), che producono l’80% dei palloni da calcio; Indonesia: il 20% dei bambini lavora; India: 44 milioni; Bangladesh: il 25% dell’intera popolazione infantile (nel tessile da export e nell’artigianato: da notare che nel tessile i bambini sono quasi la metà di tutta la manodopera); Thailandia: il 32% della forza-lavoro (beni per l’export); Filippine: oltre 2 milioni; Senegal: oltre il 40%; Nigeria: circa 12 milioni; Brasile: 7 milioni (più quelli che vivono per strada), fanno soprattutto calzature per l’export (a San Paolo il 20% del reddito familiare è garantito dal lavoro minorile).

Business

* Facciamo un esempio di business: in un’azienda brasiliana di scarpe (che soprattutto sono di tipo sportivo), i padroni ricevono dalla multinazionale L. 26.400 per ogni paio di scarpe (il lavoratore riceve una cifra ridicola: L. 350 all’ora), poi la multinazionale rivende le scarpe ai grossisti per L. 56.000; in un qualunque negozio di una città europea o americana quel paio di scarpe costa L. 112.000. Se quel lavoratore volesse comprarsi le stesse scarpe che produce, gli occorrerebbero sette settimane di lavoro.

Malattie e morte

* I bambini brasiliani che lavorano nei calzaturifici che producono scarpe per delle famose marche occidentali, respirano i mastici per 9 ore al giorno in un ambiente saturo di solventi al benzene. Dopo pochi anni hanno i polmoni e le mucose di occhi, bocca e naso praticamente bruciate.
* Il record dei bambini che muoiono sotto i 5 anni lo detiene il Niger: 320. L’Italia è a quota 8.

Italia

* In Italia almeno 300.000 bambini sono costretti a lavorare a causa di situazioni sociali di degrado e miseria.
* Come noto, il lavoro minorile è illegale: questo significa che non esistono statistiche ufficiali che riportino delle cifre.
* Nel complesso le violazioni del lavoro minorile arrivano quasi a 2.800 l’anno e sono concentrate soprattutto nelle aziende commerciali e artigiane, dove i controlli sindacali sono più scarsi.

Alcuni esempi:

* Gravina di Puglia: si scopre un anno fa una fabbrica clandestina dove 13 minorenni confezionavano biancheria maschile per una paga di L. 200.000 al mese.
* Lizzanello (provincia di Lecce): in una stalla adibita a calzaturificio vengono scoperte 15 ragazzine che lavorano per 10 ore al giorno e L. 500.000 al mese.
* Reggio Calabria: 15.000 ragazzi al di sotto dei 14 anni lavorano stabilmente nell’agricoltura.

India

* Coi suoi 44 milioni di bambini lavoratori, l’India detiene il record mondiale del lavoro minorile.
* I bambini garantiscono il 23% del PIL, pur guadagnando in media poco più di 150 lire al giorno.
* 30 milioni di ragazzini vivono per strada.
* Più di 100 milioni di bambini tra i 6 e gli 11 anni non frequentano la scuola. Le femmine stanno sempre peggio dei maschi.
* Su 100 malati di TBC, circa 80 sono ex-bambini lavoratori.
* Unica eccezione dello Stato indiano è la regione del Kerala.
* Il 90% dei fiammiferi utilizzati da India, Bangladesh e Pakistan (un miliardo di persone) sono prodotti da 45.000 bambini tra i 4 e i 15 anni in 3.000 fabbriche.
* Moltissimi adulti sono disoccupati proprio perché gli imprenditori preferiscono i bambini, che costano meno, non si ribellano, non sono iscritti ai sindacati.
* Questi bambini sono soggetti a moltissime malattie e a 40 anni sono già vecchi decrepiti.

Cosa fare?

1. sanzioni economiche contro i Paesi che permettono lo sfruttamento minorile;
2. premiare chi combatte il lavoro minorile, favorendo p.es. l’export dei Paesi che dimostrano di lottare contro questo sfruttamento;
3. boicottare l’acquisto di quei prodotti di cui si sa con certezza che provengono da tale sfruttamento e per i quali esiste una possibile alternativa;
4. garantire che nell’ambito di una medesima multinazionale, avente l’azienda principale in un paese occidentale e le filiali sparse in vari paesi del Terzo mondo, sia applicato il principio “a parità di lavoro parità di salario”, fra un operaio occidentale e uno terzomondiale;
5. progettare un Nuovo ordine economico internazionale, che induca a rispettare di più il valore della persona umana.

kate

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~ di kate su 12 novembre 2009.

6 Risposte to “Save the children…”

  1. A volte è quasi impossibile fermare questo tipo di crimini. Un po’ perchè la ragione economica prevale sempre su ogni altra, un po’ perchè non siamo più capaci di disperarci davanti a questi scempi.
    Da ragazzo, ma potrei dire da bambino, ho cercato lavoro durante le vacanze scolastiche per racimolare qualche soldino per i miei sfizi. Fatto sta che mi sono ritrovato in una fabbrica di cassette per la frutta, quelle in legno. Si trattava di trasportare tronchetti pesantissimi tutto il giorno. L’80% dei lavoratori erano minorenni, alcuni anche meno di dieci anni e lavoravano come adulti muscolosi. Dopo due giorni, a me e al mio amico, ci è venuta la febbre per il troppo lavoro. Ce ne siamo andati e abbiamo ricevuto ottomila lire in contanti. Abbiamo cercato di denunciare l’attività, siamo andati dai vigili urbani, dai carabinieri… ci hanno detto che avrebbero fatto qualcosa. Questo accadeva più di trenta anni fa, la fabbrica oggi continua a lavorare e a far lavorare minorenni.

    Cosa dire: possiamo dendunciare questi fatti, ma se non proviamo a cambiare le coscienze dell’essere umano, ben poca cosa potremo fare.

    • Beh Al non pensavo che l’avessi provato in prima persona…è terribile, ma non solo nei tuoi riguardi visto che erano ben 30 anni fa, ma che ancora oggi sia così…terribile! 😦

  2. Il problema è che ci siamo abituati anche alle statistiche , oltre che alle immagini che ci propina la televisione. Inoltre si dimentica troppo in fretta, soprattutto quando si entra in un negozio per comprare.
    E così ogni anno si assiste al solito aggiornamento di numeri. Forse l’unica cosa possibile è dare l’esempio e parlarne alle generazioni future, ai nostri figli, non raccontando favole ma svelando realtà.
    Ciao

    • Approvo sai, raccontare la realtà, anche ai nostri figli è una cosa più che giusta, perchè tenerli nella bambagia quando ilo mondo in qui vivono è questo!
      Però che tristezza 😦

  3. La tristezza più amara è non preparare i nostri figli al mondo che li attende.
    Nel mio commento dicevo di non raccontare le favole ma in realtà intendevo frottole, bugie, mentre le favole che servono per crescere non devono mancare. E’ giusto che i bambini sognino, vivano quel loro mondo magico pensando ad un bene che vince sempre sul male. Ma crescendo è giusto anche che sappiano dove è il confine tra il sogno e la realtà. Per noi “grandi” non resta che aprire gli occhi e darci da fare. I bambini ci stanno guardando. 😉
    Ciao e buon weekend

    • Eh già le favole…mantenendo il confine è bello crederci un pò anche da adulti, è un modo per avere ancora un piccolo grande spazio dove rifugiarsi…io e il mio bimbo di 8 anni condividiamo sia le favole che la realtà per quanto dura sia…ma poi con un sorriso e una carezza tutto si aggiusta o sembra meno brutto…
      buon weekend anche a te! 🙂

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