Inserito da: kate | 21 Novembre 2009

Natale…una festa a scopo di lucro!…

sabato 21 novembre 2009

 

L’ostilità al Natale e a quello che esso significa con l’incanto del presepio, nascono da un impoverimento spirituale che non riguarda soltanto coloro che vivono in un clima di tradizione cristiana.

Probabilmente la maggioranza di quei nostri contemporanei nutre nei confronti della festa (e in genere nel confronti di tutte le tradizioni festive) un’indifferenza provocata da una perdita di significato.

Crede, cioè, di trovarsi di fronte a qualcosa di falso, di infantile e regressivo, ad una commedia menzognera, e con questo rivelerà il primo male di cui lei, la maggioranza delle persone, non il Natale, soffre.

Il male costituito dalla perdita di quella che in antico era la virtù della magnificenza.
Ma questa perdita dello spirito di magnificenza non è che il primo dei mali che si possono diagnosticare a partire dalla presente ostilità davanti al Natale.

A questo male se ne accompagna un altro e ben più grave, l’atteggiamento di sufficienza con cui quella stessa maggioranza che si suppone adulta, guarda al presepe.

Per essa il presepe è un mucchio di cartapesta, tante lampadine, qualche angelo di cartone. Paccottiglia devozionale.

E qui appare, appunto, l’altra lacuna: l’inaridimento dello spirito di meraviglia. Inaridimento dello stupore e della riverenza di fronte al sempre rinnovato mistero dell’esistenza. Spirito di meraviglia che è segno di giovinezza spirituale e di cui il presepe è ad un tempo la spia indicativa e il primo motore (almeno nel tempo ormai lontano della nostra infanzia).

La spontaneità, infatti, la gioia di chi non cessa, adulto, di stupirsi di fronte allo spettacolo inesauribile delle cose abituali (il fatto di vivere e di morire, la bellezza del mondo – O. Wilde diceva che apprezzeremmo di più i tramonti se li pagassimo -, gli esseri che amiamo, le opere da compiere e così via), quella spontaneità, dicevo, vive in segreta intesa e consonanza con la reverenza e la gioia che abbiamo cominciato a provare da bambini scorgendo, la mattina presto, dalla fessura della porta la luce della grotta del presepe con i regali intorno.

Lì, in quel momento del nostro passato, se abbiamo avuto gli occhi per vedere, abbiamo cominciato ad accumulare un tesoro di esperienza, l’esperienza della meraviglia, che nell’ora del non-senso e del dolore, nell’ora della piatta insignificanza che presto o tardi si sarà fatalmente accompagnata al nostri transiti ulteriori, ci è stata sommamente utile.

E quella maggioranza che vede nel Natale una sciocchezza e nel presepe una commedia infantile, non si rende conto di quale enorme difesa di fronte alla stanchezza della vita, alle abitudini, ai tedi, alle fatiche, essa privi il bambino, e col bambino l’uomo, quando reprima e lanci l’interdetto a quello spirito di stupore.

L’uomo moderno, è incapace di capire che il nostro guaio non sta nel fatto che il mondo cessa di dare ma nel fatto che abbiamo perso la capacità di apprezzare.

Il più grande poeta di questo secolo, l’angloamericano T.S. Eliot in questa sua poesia su “La coltura degli alberi di Natale” dice:

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale
E alcuni il possiamo trascurare:
Il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale,
Il rumoroso (essendo il bar aperto fino a mezzanotte),
E l’infantile – che non è quello del bimbo
Che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
Spieganti l’ale alla cima dell’albero
Non solo una decorazione, ma anche un angelo.
Il fanciullo stupisce di fronte all’albero di Natale
Lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
Di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto.
Così che il rapimento splendido, e lo stupore
Del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto
Dei primi doni ricevuti (ognuno
Con un profumo inconfondibile e eccitante).
E l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
Atteso e che stupisce al suo apparire.
E reverenza e gioia non debbano
Essere mai dimenticate nella più tarda esperienza
Nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio.
Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento
Nella pietà del convertito
Che si potrebbe tingere di vanagloria
Spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli
(E qui ricordo con gratitudine anche
Santa Lucia, con la sua canzoncina e la sua corona di fuoco)
Così che prima della fine, l’”ottantesimo” l’ultimo, qualunque esso sia
Le accumulate memorie dell’emozione annuale
Possano concentrarsi in una grande gioia
Simile sempre a un grande timore, come nell’occasione
In cui il timore giunse ad ogni anima
Perché l’inizio ci ricorderà la fine
E la prima venuta la secondo venuta …

Si deve scoprire coi bambini ogni anno davanti all’albero di Natale e al presepe che la vita non è solo un imbuto grigio, una decorazione inutile, un suono di latta, ma anche il luogo di eventi attesi e meravigliosi che rapiscono per il loro apparire – solo se abbiamo gli occhi per vederli – come il bimbo che non vede solo una candela ma una stella, che non vede solo una decorazione ma un angelo.

Capire, insieme ai bambini che la vera menzogna è dire che il mondo è una lastra opaca, al di sotto della quale non vi può essere che frustrazione e disgusto.

 

kate


Inserito da: kate | 12 Novembre 2009

Save the children…

giovedi 12 novembre 2009

BAMBINI AL LAVORO – SAVE THE CHILDREN

Un fenomeno mondiale

* Nel mondo ci sono almeno 250 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano. Quasi la metà è occupata a tempo pieno. A questi vanno aggiunti i bambini soggetti a sfruttamento sessuale.
* Dalle statistiche dell’Unicef risulta che il 61% del lavoro minorile è concentrato in Asia, il 32% in Africa, il 7% in America latina.
* Nel Sud-est asiatico, dove l’industrializzazione è stata velocissima negli ultimi 30 anni, i bambini vengono impiegati ovunque, non solo nelle zone più povere.
* Inoltre, poiché le multinazionali occidentali sempre più spesso trasferiscono le loro filiali nel Terzo mondo, dove con un costo della manodopera molto basso si possono produrre manufatti a basso contenuto tecnologico, i bambini qui trovano facilmente occupazione nei settori dell’export.

Dati e statistiche

* Statistiche attendibili per difetto. Nepal: il 60% dei bambini lavora; Pakistan: il 20% della popolazione che lavora sono bambini (4-14 anni), che producono l’80% dei palloni da calcio; Indonesia: il 20% dei bambini lavora; India: 44 milioni; Bangladesh: il 25% dell’intera popolazione infantile (nel tessile da export e nell’artigianato: da notare che nel tessile i bambini sono quasi la metà di tutta la manodopera); Thailandia: il 32% della forza-lavoro (beni per l’export); Filippine: oltre 2 milioni; Senegal: oltre il 40%; Nigeria: circa 12 milioni; Brasile: 7 milioni (più quelli che vivono per strada), fanno soprattutto calzature per l’export (a San Paolo il 20% del reddito familiare è garantito dal lavoro minorile).

Business

* Facciamo un esempio di business: in un’azienda brasiliana di scarpe (che soprattutto sono di tipo sportivo), i padroni ricevono dalla multinazionale L. 26.400 per ogni paio di scarpe (il lavoratore riceve una cifra ridicola: L. 350 all’ora), poi la multinazionale rivende le scarpe ai grossisti per L. 56.000; in un qualunque negozio di una città europea o americana quel paio di scarpe costa L. 112.000. Se quel lavoratore volesse comprarsi le stesse scarpe che produce, gli occorrerebbero sette settimane di lavoro.

Malattie e morte

* I bambini brasiliani che lavorano nei calzaturifici che producono scarpe per delle famose marche occidentali, respirano i mastici per 9 ore al giorno in un ambiente saturo di solventi al benzene. Dopo pochi anni hanno i polmoni e le mucose di occhi, bocca e naso praticamente bruciate.
* Il record dei bambini che muoiono sotto i 5 anni lo detiene il Niger: 320. L’Italia è a quota 8.

Italia

* In Italia almeno 300.000 bambini sono costretti a lavorare a causa di situazioni sociali di degrado e miseria.
* Come noto, il lavoro minorile è illegale: questo significa che non esistono statistiche ufficiali che riportino delle cifre.
* Nel complesso le violazioni del lavoro minorile arrivano quasi a 2.800 l’anno e sono concentrate soprattutto nelle aziende commerciali e artigiane, dove i controlli sindacali sono più scarsi.

Alcuni esempi:

* Gravina di Puglia: si scopre un anno fa una fabbrica clandestina dove 13 minorenni confezionavano biancheria maschile per una paga di L. 200.000 al mese.
* Lizzanello (provincia di Lecce): in una stalla adibita a calzaturificio vengono scoperte 15 ragazzine che lavorano per 10 ore al giorno e L. 500.000 al mese.
* Reggio Calabria: 15.000 ragazzi al di sotto dei 14 anni lavorano stabilmente nell’agricoltura.

India

* Coi suoi 44 milioni di bambini lavoratori, l’India detiene il record mondiale del lavoro minorile.
* I bambini garantiscono il 23% del PIL, pur guadagnando in media poco più di 150 lire al giorno.
* 30 milioni di ragazzini vivono per strada.
* Più di 100 milioni di bambini tra i 6 e gli 11 anni non frequentano la scuola. Le femmine stanno sempre peggio dei maschi.
* Su 100 malati di TBC, circa 80 sono ex-bambini lavoratori.
* Unica eccezione dello Stato indiano è la regione del Kerala.
* Il 90% dei fiammiferi utilizzati da India, Bangladesh e Pakistan (un miliardo di persone) sono prodotti da 45.000 bambini tra i 4 e i 15 anni in 3.000 fabbriche.
* Moltissimi adulti sono disoccupati proprio perché gli imprenditori preferiscono i bambini, che costano meno, non si ribellano, non sono iscritti ai sindacati.
* Questi bambini sono soggetti a moltissime malattie e a 40 anni sono già vecchi decrepiti.

Cosa fare?

1. sanzioni economiche contro i Paesi che permettono lo sfruttamento minorile;
2. premiare chi combatte il lavoro minorile, favorendo p.es. l’export dei Paesi che dimostrano di lottare contro questo sfruttamento;
3. boicottare l’acquisto di quei prodotti di cui si sa con certezza che provengono da tale sfruttamento e per i quali esiste una possibile alternativa;
4. garantire che nell’ambito di una medesima multinazionale, avente l’azienda principale in un paese occidentale e le filiali sparse in vari paesi del Terzo mondo, sia applicato il principio “a parità di lavoro parità di salario”, fra un operaio occidentale e uno terzomondiale;
5. progettare un Nuovo ordine economico internazionale, che induca a rispettare di più il valore della persona umana.

kate

Inserito da: kate | 5 Novembre 2009

Il cammino di Santiago…

giovedi 5 novembre 2009

* «Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo»: il bello di fare un viaggio, non è la meta, bensì il percorso che si fa per raggiungerla. Spesso il vero obiettivo sono le prove compiute durante il conseguimento di esso, ed è questo che arricchisce dell’esperienza colui che la vive.
* «Lo straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni»: ognuno vive la propria “Leggenda Personale” senza dover cercare di fare niente di particolare. Il cammino di ogni singola persona è sempre e comunque qualcosa di spettacolare e straordinario, senza il bisogno di cercarlo in azioni fuori dal comune.

Il Cammino di Santiago è un romanzo scritto da Paulo Coelho

Non so perchè leggendo il  post di una mia amica ho avuto come un flash…IL CAMMINO DI SANTIAGO…gente che fa chilometri a piedi piano piano, tappa dopo tappa, conquistando oltre a dei visti sul libricino anche la serenità e la pace con il loro cuore…e alla fine l’arrivo a Santiago, ognuno, con il proprio bagaglio di esperienza, ognuno da un luogo diverso, ognuno con un sorriso o una lacrima che solo lasciandosi andare alla vita si riesce a tirar fuori.

kate

Inserito da: kate | 4 Novembre 2009

Ballo…

mercoledi 4 novembre 2009

 

 

“Ballo” Raf (Metamorfosi 2008)

 

Cinque, sei, sette
Il corpo si muove, parla non mente
dice quello che sente.
Risponde a un richiamo è un linguaggio è un messaggio.
Ha due cuori e un ostaggio di due popoli in guerra, ostili, rivali, distanti sulla stessa terra,
le vene si dilatano il ritmo si avvia, respiro il battere e levare in sincronia.
Slego tutti i legamenti escluso il pensiero che ci lega anche da lontano,
sciolgo tutti i miei tendini, li allungo come elastici per raggiungerti con la mano
e puntando il piede col ginocchio appena flesso
ruoto su me stesso, ma casco
riprendo l’equilibrio, i muscoli cominciano a vibrare, il sudore sulla pelle mi fa brillare
eeeeh ballo
abbatto le pareti della stanza
ballo
e tutta l’energia che ho è in una danza che oltrepassa i muri, gli ostacoli e i confini per fare dei nostri due destini uno solo,
saldarli come fossero metallo
ballo
e non cedo non mollo e il mio cuore è un martello che picchia su casse rullanti e un ritmo incalzante ribelle
eeeeh ballo, ballo e sono in volo
sto volando con il vento che mi porterà da te, vengo a dirti che, sei bella da impazzire.
Ballo, ballo finché non crollo e fino all’ultimo respiro io ballerò con te,voglio credere,
che niente è impossibile.
Barcollo, goffo come un ubriaco qua e là, le mani sul volto ti vedo ti sento in un soffio, allora mi tuffo
leggero e rallento come un’astronauta senza gravità,
poi mi lascio cadere in un vortice lungo, il tempo di un’eternità.
Ballo, di giorno di notte sotto pioggia e sole, tra esplosioni di bombe e tuoni di cannone, ma niente e nessuno me lo può impedire, sono nato per ballare e ballerò come un lenzuolo nella bufera, un velo un ramo una fune, una bandiera e quando ballo ogni cosa prende colore e posso raccoglierti come un fiore
eeeeh ballo
ballo e non sono più solo, mi muovo come sul cristallo perchè sei fragile,
sto ballando con te, e mi piaci da impazzire.
ooooh Ballo, ballo finché non crollo, e fino all’ultimo giro di tango ballerò con te,
fammi credere, che niente è impossibile aah
oooh ballo, ballo e sono in volo
sto volando mentre ballo io ballo insieme a te, ti guardo e penso che sei bella da morire
eee giro, ancora, poi un salto, un altro e non mi fermo non sono mai stanco io no, non mi arrendo
sei bella da morire.

 

 

kate

 

Inserito da: kate | 27 Ottobre 2009

Irlanda my love…

martedi 27 ottobre 2009

IRLANDA

Una delle guide da viaggio più famose al mondo descrive l’Irlanda come un luogo che una volta visitato non si potrà più dimenticare. Chi è stato in Irlanda, sa che è vero. L’Irlanda è terra di panorami incredibili, colorati di verde e blu intenso, dove il vento porta con sé la musica delle ballate ed evoca le storie dei cavalieri, magari in un antico pub, attorno a una birra, raccontate da vecchi canta storie. In Irlanda le antiche tradizioni, i miti, le leggende fanno da cornice al quotidiano, si sentono, si odorano. Il futuro è fondamentantale ma ci si guarda sempre indietro per trarre ispirazione.

L’Irlanda è la patria degli sport gaelici, dei grandi scrittori ed artisti e delle immense vallete verdi e brulle che si perdono fino al mare. Vi immagino già a camminare sulla spiaggia, con il mento alto alle scogliere, oppure a piedi, sui sentieri colorati dall’erica, a cavallo, con il sottofondo dello scalpitio degli zoccoli, immersi nella lettura di un libro, nella quiete dei giardini, o più prosaicamente seduti al pub, a gustare una buona birra ed a scherzare con gli amici o con sconosciuti che amici lo diventeranno…

L’Irlanda è stata da sempre considerata la sorella del Regno Unito, con il quale condivide la lingua (a parte le legittime varianti nazionali) e l’antica originaria cultura. Il clima dell’Irlanda è generalmente mite e relativamente piovoso, con piogge leggere a est e piogge severe a ovest.

Ascoltando la tradizionale musica dal vivo nelle strade o negli antichi pubs, sorseggiando la birra più buona, o visitando antichi castelli e fantastiche scogliere, in Irlanda i giorni non sono mai monotoni. La capitale Dublino è tutta da scoprire, dal Trinity College al Temple Bar. Verso la costa orientale la bella e colorata cittadina di Cork ci regala un mitico festival del Jazz e altri tipici e pittoreschi pubs.

La località di Galway ospita uno dei paradisi naturali più suggestivi d’Europa, il Killarney National Park, dove cascate, paesaggi collinari e laghetti, fanno da dimora ad alcune specie animali non comuni come il bellissimo cervo rosso. Il mare dell’Irlanda regala spiagge selvagge e struggenti baie come la baia di Dingle, perla bianca tra il verde del paesaggio e i tipici villaggi di pescatori o ancora la maestosa striscia della Scogliera di Moher.

Patria di uno dei santi patroni più conosciuti al mondo (San Patrick – San Patrizio) e della famosa birra scura Guinness, studiata per l’affascinante cultura gaelica e analizzata per il recente sviluppo economico e sociale, l’Irlanda si presenta al visitatore con il suo cielo strano, lunatico e meraviglioso.

E non c’è sole più bello di quello che non ti aspetti.

Almeno una volta lo dovete vedere tutto quello che sta sotto quel sole. Buona Irlanda!

kate

Inserito da: kate | 23 Ottobre 2009

Ancora qui…

venerdi 23 ottobre 2009

“Ancora Qui” Renato Zero

Non è mai facile un ritorno
Non è impresa da niente
Ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te
Capire il vento, la ragione, il momento
Spogliarsi di ogni incertezza, inseguire un canto
Anche se per gli altri sarà follia
Ad occhi chiusi io riconoscerei la mia prima volta,
Tra quei sorrisi e quella sincerità il mondo era mio
Quella minestra calda quanto mi manca
Essere il primo a tutti i costi davvero stanca
Voglio respirare poesia,
La mia!
Ancora qui
Per dire di si ai miei sentimenti
Con l’onestà di chi non ha mai barato con te
Abbracciami adesso perché è tempo di noi
Io non ti ho scordato, non l’ho fatto mai
Una domenica diversa da qui, talmente lontana
Era un appello che forse per noi non tornerà più
I miei pensieri in volo dalla finestra
Che diventava un pianeta quella mia stanza
Se il coraggio un premio non è, cos’è
Ancora qui
Per dire di si
Riaccendere i sensi
Affinché tu non mi veda più diverso da te
Nessuna dogana per noi
Nè ieri, nè mai
Ecco il mio indirizzo torna quando vuoi
Lascia la porta spalancata alla vita
Anche se l’hanno umiliata, brutalizzata
C’è ancora qualche cosa di me
In ogni latitudine c’è
Qualcosa per cui ritornerei da te
Da te.. ancora da te

kate

Inserito da: kate | 21 Ottobre 2009

Ancora una notte insieme…

mercoledi 21 ottobre 2009


Ancora Una Notte Insieme” Pooh (Ancora una notte insieme 2009)

Devo andare via e porterò con me solo l’essenziale
Perché il mio progetto costruisce tutto sotto un altro sole
Se uno parte è perché non può più stare qui
Ma c’è ancora una notte insieme
Per poter dare ai fatti un nome che non sia fine.

Devo andare via senza avere niente da dimenticare
Perché nei ricordi abitano amore ed amicizie vere
Questa vita si arrotola e il tempo e ci dà
Il potere di non sbagliare
perché il tempo ci insegna quando e da chi tornare

E si vincerà e si perderà
siamo e restiamo sempre noi!
Come i fiumi ed affluenti là al mare

Il mondo è una città e anche se non vuoi
Ci ritroviamo prima o poi
Né se il tempo è prepotente e ci spreme
Ci regala un orizzonte
E ancora una notte insieme

. . . . . .

Devo andare via perché il mio cuore sta battendo lentamente
e se cerco Dio dentro la libertà ci trovo poco o niente
E non fa solo male, ma molto di più,
ma c’è ancora una notte insieme
per poter dare ai fatti un nome che non sia fine

E si vincerà e si perderà
siamo e restiamo sempre noi!
E se perdi ti puoi sempre rifare

Il mondo è una città e anche se non vuoi
ci ritroviamo prima o poi
Né se il tempo è prepotente e ci spreme
ci regala un orizzonte
E ancora una notte insieme…
Ancora una notte insieme…
Ancora una notte insieme.

kate

Inserito da: kate | 20 Ottobre 2009

Nessuno…

martedi 20 ottobre 2009

“Nessuno” Neffa (Sognando contromano)

C’è una strada per andare
dove l’odio non c’è
senza muri ne paure
senza più bandiere su di noi

Qui non c’è nessuno che vuole
sentirti gridare più forte
qui non c’è nessuno che vuole
vederti volare nella notte

Solo un passo nel futuro
per sentire com’è
non è tempo di fuggire
è tempo di tornare a vivere

Qui non c’è nessuno che vuole
sentirti gridare più forte
qui non c’è nessuno che vuole
vederti volare nella notte

meglio che non dici a nessuno
che in fondo ancora stai sperando
meglio che non alzi la voce
se rompi il silenzio cantando

E ti troverai nell’stante in cui
ogni sguardo sarà spento e gelido
e ti sembrerà che davvero tu
sbagli sognando contromano tu

C’è una sola direzione
per uscire da qui ed è arrendersi
incondizionatamente all’amore
e dire di si.

Ma qui non c’è nessuno che vuole
sentirti gridare più forte
qui non c’è nessuno che vuole
vederti volare nella notte

meglio che non dici a nessuno
che in fondo ancora stai sperando
meglio che non alzi la voce
se rompi il silenzio cantando

E ti troverai nell’istante in cui
ogni sguardo sarà spento e gelido
e ti sembrerà che davvero tu
sbagli sognando contromano tu
sbagli sognando…

kate

Inserito da: kate | 11 Ottobre 2009

Want…

domenica 10 ottobre 2009

“Want” Natalie Imbruglia

All that you want
I hope you get all that you want
I hope you get all that you want

So I suppose you got what you want
Take a good look at what you give up
Because I’m telling you
A heart can’t be unbroken oh, oh, oh, oh

And can you remember how I kiss you
Recall the sweet taste in your mouth
Cos baby the memory is all you get now
And I’m moving, movin, moving on

All that you want
I hope you get all that you want
I hope you get all that you want
Cause I do
I hope you get all that you want
I hope you get all that you want
Cause I do

Does every morning make you happy
And tell me do you laugh yourself to sleep
I hope you find it easy to forget me oh, oh, oh, oh

I hope you don’t feel anything when you see me
I wonder if you’re out there having fun
I hope you get all that you really wanted
Cause I’m moving, movin, moving on

Don’t you see the light has changed
And nothing looks the same
Just shadows on the ground
And if you listen carefully you’ll hear

All that you want
I hope you get all that you want
I hope you get all that you want
Cause I do
I hope you get all that you want
I hope you get all that you want
Cause I do

TRADUZIONE

Tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi

Quindi suppongo che tu abbia ottenuto ciò che volevi
Guarda bene quello che perdi
Perché ti dico
Un cuore  non può essere indistruttibile oh, oh, oh, oh

E ti ricordi come ti baciavo
Ricordo il sapore dolce in bocca
Perchè Baby il ricordo è tutto ciò che ti rimane
E mi sto muovendo, muovendo, passando oltre

Tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Perchè io l’ho
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Perchè io l’ho

Ogni mattina ti rende felice ?
E dimmi ridi quando dormi
Mi auguro che sia facile per te dimenticarmi oh, oh, oh, oh

Spero che tu non senta niente quando mi vedi
Mi domando se sei là fuori a divertirti
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che davvero vuoi
Perchè io mi sto muovendo, muovendo, passando oltre

Non vedi che la luce è cambiata
E nulla sembra lo stesso
Solo ombre sul terreno
E se ascolti attentamente si sente

Tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Perchè io l’ho
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Mi auguro che tu ottenga tutto quello che vuoi
Perchè io l’ho

kate

Inserito da: kate | 9 Ottobre 2009

Roberto Saviano…

venerdi, 9 ottobre 2009

Ecco un uomo che metto nella lista dei mie preferiti…

in tutti i sensi!

Roberto Saviano (Napoli, 22 settembre 1979) è uno scrittore italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro, Gomorra, romanzo d’esordio, usa la letteratura e il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d’impresa della camorra e della criminalità organizzata in genere.

Dalle prime minacce di morte del 2006 da parte dei cartelli camorristici, denunciati nel suo “expose” e nella piazza di Casal di Principe durante una manifestazione per la legalità[1], Roberto Saviano è sottoposto a un serrato protocollo di protezione. Dal 13 ottobre 2006 vive sotto scorta[2].

Numerose le sue collaborazioni con importanti testate giornalistiche italiane ed internazionali. Attualmente in Italia collabora con L’espresso e La Repubblica, negli Stati Uniti con il Washington Post[3] e il Time[4], in Spagna con El Pais[5], in Germania con Die Zeit[6] e Der Spiegel[7], in Svezia con Expressen e a breve in Gran Bretagna con il Times[8].[senza fonte]

Per le sue posizioni coraggiose non sono mancati gli appelli a non lasciarlo solo di importanti scrittori e personaggi culturali del calibro di Umberto Eco[9].

Il caso Gomorra
« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari »

(Roberto Saviano sul suo libro ” Gomorra”)
« Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “È falso” all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità »

(Roberto Saviano sul suo libro ” Gomorra”)

Nel marzo 2006 esce il suo primo romanzo[11] Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra e dei luoghi dove questa è nata e vive: la Campania, Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, l’agro aversano, luoghi dove l’autore è cresciuto dei quali fa conoscere al lettore una realtà inedita agli occhi di chi da tali luoghi non proviene. Il libro parla di ville sfarzose di boss malavitosi create a copia di quelle di Hollywood, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa, di una popolazione che non solo è connivente con questa criminalità organizzata, ma addirittura la protegge e ne approva l’operato; l’autore ci racconta quindi di un Sistema (questo il vero nome usato per riferirsi alla camorra) che adesca nuove reclute non ancora adolescenti, facendo loro credere che la loro sia l’unica scelta di vita possibile, di boss-bambini convinti che l’unico modo di morire come un uomo vero sia quello di morire ammazzati[12], e di un fenomeno criminale influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, in cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze ai divi del cinema.

Ad agosto 2009 il libro ha venduto oltre 2,5 milioni di copie nella sola Italia[13] ed è stato tradotto in 43 paesi. Nel resto del mondo Gomorra è stato venduto in circa 2 milioni di copie. È presente nelle classifiche di Best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania, Albania, Israele, Libano, Austria.

Da Gomorra sono stati tratti uno spettacolo teatrale, che è valso a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e l’omonimo film vincitore al Festival di Cannes del prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria.

Le minacce e la vita sotto scorta
« Cito una frase di Von Clausewitz: ” Quando ad un nemico gli togli tutto, gli lasci l’arma più pericolosa, la rabbia”. Loro mi hanno tolto tutto in qualche modo, ma si sono dimenticati di questo riferimento di Clausewitz. »

(Roberto Saviano)

Il successo ottenuto dal libro di Saviano ha creato diversi problemi all’autore: a partire dalle lettere minatorie, le telefonate mute ma anche e soprattutto da una sorta di isolamento ambientale.

Durante una manifestazione per la legalità tenuta nell’ottobre del 2006 a Casal Di Principe, lo scrittore denunciò in piazza gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone (attualmente in carcere) e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria invitando la popolazione a ribellarsi[1]. A causa delle minacce ed intimidazioni subite, l’allora Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha deciso di affidargli la scorta per motivi di sicurezza.

Il 14 Marzo 2008, durante il Processo Spartacus, il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine, Michele Santonastaso (coadiuvato dal collega Carmine D’Aniello), lesse dinanzi alla prima sezione di corte d’assise d’appello Raimondo Romeres, una lettera scritta congiuntamente dai boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni). La lettera conteneva una richiesta di spostamento del processo per legittima suspicione causata dalle influenze che Roberto Saviano, Rosaria Capacchione ed il pubblico ministero Raffaele Cantone avrebbero avuto sui giudici[16]. A seguito della lettera, il Ministero dell’Interno ha deciso di rinforzare le misure di sicurezza dello scrittore, aumentando la scorta da tre a cinque uomini.

Il 14 ottobre 2008 arriva la notizia di un possibile attentato nei confronti di Roberto Saviano. Un ispettore di Polizia della DIA di Milano[17] informò la Direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza, dal pentito Carmine Schiavone (cugino del boss Francesco Schiavone detto Sandokan), di un piano, ormai in fase operativa, per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta entro Natale con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci[18]. Tuttavia, Carmine Schiavone, interrogato dai magistrati, ha smentito, di essere a conoscenza di un piano dei Casalesi per uccidere Saviano, provocando l’immediata risposta dello scrittore: “È ovvio che lo dica; se lo dicesse, implicitamente dovrebbe ammettere di avere ancora rapporti con la criminalità organizzata”[19]. Il pubblico ministero titolare dell’indagine ha, infine, chiesto e ottenuto l’archiviazione dopo che la notizia si è rivelata infondata[20].

Nell’ottobre del 2008 Roberto Saviano ha deciso così di lasciare l’Italia, “almeno per un periodo e poi si vedrà”, anche in seguito alle minacce, confermate da informative e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che hanno svelato il progetto di eliminarlo da parte del clan dei Casalesi.
« Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. »

(Roberto Saviano[21])

Il 25 marzo 2009 è stato protagonista di uno speciale di Che tempo che fa su Rai Tre. La serata era divisa in due parti: la prima composta da un suo lungo monologo,[22] la seconda dall’intervista da parte di Fabio Fazio allo scrittore.[23] Il programma ha suscitato molto interesse tra il pubblico, ottenendo il 19% di share.[24]

Libri

* Maurizio Braucci, Giovanni Zoppoli (a cura di) Napoli comincia a Scampia, Racconti e analisi sulla camorra di vari autori tra cui Roberto Saviano, Napoli, L’ancora del mediterraneo, 2005. ISBN 88-8325-178-4
* Gomorra – viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Collana: Strade blu, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2006. ISBN 8804554509
Il primo capitolo di Gomorra
* Il contrario della morte, Milano, Corriere della Sera, 2007. ISBN 8876061347
* La bellezza e l’inferno, Collana: Strade blu, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2009. ISBN 8804594136
Il primo capitolo di La bellezza e l’inferno

kate

Articoli precedenti »

Categorie